Economia della Conoscenza

Il vero Rifugio: aprirsi al mondo

Scritto il

di Beppe Ceccato

Cos’è un rifugio? Un luogo dove ripararsi, è la prima risposta che viene in mente. Rifugio, il nuovo album, il quarto in studio, di Darman, al secolo Dario Mangiacasale, artista calabrese con residenza a Torino, ha però un altro significato.

Etimologicamente, quello originario: Rifugium dal latino “rifuggire”. Vedendola dalla prospettiva di Darman, è un “leggere” le tante, troppe, cose che ci sono cadute addosso (e ci stanno cadendo), usandole come mezzo per diventare persone rinnovate.

Contorni verdi/ Nel cielo ribaltato/ Sul cuore rinfrancato/ Dagli sguardi che disperdi /Nel fragore del solleone/ Su fasci trasversali in fragranze provenzali/ Condite da fioca eccitazione…

La prima strofa di Agay, è il senso di questo lavoro “unplugged” dove le distorsioni delle chitarre elettriche e l’incedere della sezione ritmica, tipiche del musicista, cedono il posto a una tutt’altro che semplice chitarra acustica, rifinita con un fraseggio d’armonica o un ricamo di tromba, suonata da Christian Lisi (che ha anche registrato, editato e mixato il disco): spogliarsi di tutte le sovrastrutture per comunicare in modo diretto.

I nove brani – per 26 minuti d’ascolto – nascono, nelle musiche e nei testi, dall’artista tranne Come la mente sempre più assisa, il cui testo è di Umberto Alcaro. Riflessioni e pensieri usciti negli ultimi due anni, dove la convinzione dell’autore è ineludibile: ritornare alla sostanza della vita (ne L’Essenza, brano dedicato ai genitori, canta: Mi mancate: semplice conciso/ Mi mancate, non serve poesia complicata/ Siete l’essenza!), aprirsi al mondo, la diversità come valore, la condivisione, il dialogo.

E se per Karl Popper, quest’ultimo era la base per costruire una vera democrazia, per l’artista diventa una sfida: in questo mondo ipertecnologico e falsamente “social”, violentemente polarizzato, è necessario uscire dalla propria comfort zone per accettare e accogliere “l’altro da te”.

La cover del disco, creata dalla sua compagna di vita, Caterina Borrelli, lo spiega bene: una parete granulosa rossa, con accenni di muffa agli angoli e il guscio di un uovo rotto in modo irregolare: un invito a rinascere, ad apprezzare la fioca eccitazione, le piccole bellezze di ogni giorno… Disco da ascoltare con attenzione!