L'editoriale

Having news, good news

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Numeri che vanno, numeri che vengono, numeri che passano inosservati nell’immenso flusso di statistiche e percentuali che hanno invaso la comunicazione. Eppure, i cosiddetti comunicatori dovrebbero saperlo che il cervello umano tiene solo poche cose, in genere dell’ordine macroscopico e del segno polare, più e meno, non più o meno.

Nella drammaturgia degli opposti però la nevrosi medievale nazionale ci aiuta: tutto ormai è pro o contro la Meloni. Una supersemplificazione idiota, non nel senso dostoevskiano del termine. Il ragionamento vale anche per un terreno delicato come l’economia, se andiamo male o anche un po’ peggio è colpa del governo, se andiamo bene o anche un po’ meglio, la destra al comando è solo fortunata.

Così non solo l’opinione pubblica non capisce più niente, ma si fa un cattivo servizio a quella democrazia divenuta ormai il totem onnipresente del Discorso pubblico. Dalla presunta capocrazia ai sospetti sul premierato, dal caso Repubblica alle annesse angosce sulla libertà di stampa, per non parlare di bavagli, omissis e propagande varie. Il Pd protesta contro TeleMeloni ma i principali compari dell’opposizione, i grillini, restano in poltrona e Travaglio sul Fatto snocciola le poltrone dem già occupate in Rai… una tragicommedia peggiorata dall’Osservatorio di Pavia che si sbaglia sui tempi dati alla Schlein nel Tg1.

Mentre scrivo arriva la notizia tanto attesa da tutti gli operai disoccupati, Sinner dice no a Sanremo, ma sì a Montecarlo dove si sente a casa e paga, si presume, meno tasse. La giusta celebrazione di questo giovane campione, anche noi in autunno gli abbiamo dedicato una copertina, è diventata un’abbuffata senza limiti su quello che è l’ultimo carro di un vincitore. Dai che ridai spunteranno difetti, ombre, diffidenze. È italiano, ma quanto italiano, in che modo italiano, e giù polemiche sulla residenza all’estero e il fisco non patriottico.

L’unica cosa che mi sento di dire a Sinner è di tipo geografico, ci ripensi su Sanremo, la città dei fiori è a un tiro di schioppo da Monaco, basta oltrepassare la frontiera… Ah dimenticavo i numeri per cui è nato questo editoriale, e la scuola da cui vengo le notizie le mette in testa, ma non sono diventato un cattivo scolaro, volevo solo provocare.

Dulcis in fundo, dopo la fuffa democratica, ecco la notizia: l’Italia nell’ultimo trimestre del 2023 è cresciuta più del previsto, 0,2 % anziché 0,1%, su base annua 0,7%. Poca roba direte voi, invece tanta roba se pensate che la ex locomotiva d’Europa, la Germania, è a -0,3% e che tutta l’Eurozona nell’anno di riferimento è allo 0,5%. Merito soprattutto della domanda estera e qualcuno dice dell’ultima corsa al superbonus. Fatto che sta che il Fondo Monetario Internazionale, mai tenero con noi, non solo ci promuove ma è meno pessimista su 2024 e 2025, dove potremmo anche ripartire bene. Insomma, questi sono i numeri e queste le notizie, quanto vi dovevamo. A voi la legittima interpretazione democratica.