La Settimana Internazionale

Turchia, lo storytelling del sultano e il sogno di una potenza a metà

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di Federico Bosco

Anche stavolta ce l’ha fatta. Recep Tayyip Erdogan ha vinto il ballottaggio di elezioni che per la prima volta in vent’anni hanno minacciato il suo potere.

La crisi economica, gli scandali di corruzione, il sentimento anti-rifugiati avevano fatto guadagnare al leader dell’opposizione Kemal Kilicdaroglu un grande seguito e l’opposizione non si era mai avvicinata così tanto alla vittoria. Ma ciò nonostante, Erdogan ha vinto con oltre due milioni di voti di distacco e sarà presidente per altri cinque anni.

Una vittoria netta, ma non schiacciante. Quel 52 per cento significa che l’opposizione rappresenta quasi la metà dei turchi, concentrati nelle principali città del Paese, ovvero Istanbul, Ankara, Smirne. Erdogan al contrario è più popolare nelle città piccole e nella Turchia interna e rurale

Nel discorso della vittoria il presidente rieletto ha detto che vuole lasciarsi alle spalle le controversie del passato e unificare il Paese dietro i valori comuni, ma rivolgendosi alla folla oceanica radunata di fronte al suo maestoso palazzo presidenziale Erdogan si è scagliato contro l’opposizione e la comunità Lgbtq, accusando Kilicdaroglu di essere dalla parte dei terroristi curdi, quindi un nemico della nazione turca. Erdogan ha poi galvanizzato la folla offrendogli l’orizzonte di una nuova battaglia: la riconquista di Ankara e di Istanbul nelle elezioni dell’anno prossimo, città che dal 2019 sono nelle mani di sindaci dell’opposizione.

Pertanto, c’è d’aspettarsi che la vittoria renderà Erdogan ancora più intollerante con le opposizioni, erodendo ulteriormente lo stato di diritto e le libertà democratiche. Nei prossimi anni quei 25 milioni di turchi che hanno votato per Kilicdaroglu cercando un cambiamento saranno delusi, e forse impauriti.

Per i suoi sostenitori Erdogan è il leader forte che sa sfidare il mondo intero, un sultano che sa dare lezioni anche ai leader delle superpotenze, un uomo capace di incassare nello stesso giorno le felicitazioni del presidente russo Vladimir Putin e del presidente ucraino Volodymyr Zelensky; e il giorno dopo discutere con il presidente degli Stati Uniti Joe Biden dell’ingresso della Svezia nella Nato, che il presidente turco tiene strumentalmente in sospeso da quasi un anno.

Ma nonostante l’astuzia geopolitica, la sfida principale per Erdogan è affrontare lo stato disastroso dell’economia turca, stritolata da un’inflazione ufficialmente sopra il 43 per cento (più del doppio secondo alcuni studi) mentre la lira turca continua a perdere valore rispetto al dollaro.

Tuttavia, per le imprese italiane i rapporti economico-commerciali con la Turchia sono eccellenti e hanno continuato a crescere anche in questi anni di crisi. L’Italia è tra i principali partner del Paese, in cui ormai sono presenti più di 1400 imprese italiane. Nel 2022 l’interscambio commerciale è cresciuto del 32 per cento rispetto al 2021 superando i 25 miliardi di euro, con un miliardo di euro di surplus per l’Italia.

La cooperazione economica Italia-Turchia si sviluppa lungo tre direttrici principali: la presenza consolidata di grandi gruppi dell’industria manifatturiera con impianti produttivi nei principali cluster turchi, il ruolo delle banche italiane, la partecipazione allo sviluppo infrastrutturale del Paese.

Solo una svolta di Ankara estremamente autoritaria e apertamente ostile verso i partner europei metterebbe in discussione queste relazioni, e i 4,7 miliardi di euro di investimenti diretti esteri italiani in Turchia.

In campagna elettorale Erdogan è rimasto vago sui piani per l’economia, gli investitori internazionali sono diffidenti e non si aspettano un cambiamento della politica monetaria ultra-espansiva del sultano affiancata a un pesante intervento statale nei mercati. Solo i più ottimisti sperano che Erdogan, sentendosi al sicuro dopo la vittoria, adotti una politica economica più ortodossa.

Un interrogativo che vale anche per la sua spregiudicata politica estera, ed è per questo che tutti gli attori, statuali ed economici, nei prossimi mesi guarderanno con molta attenzione le prossime mosse dell’uomo forte di Ankara..

Erdogan si è assicurato altri 5 anni alla presidenza, ma dietro le dichiarazioni trionfali si allungano le ombre sul futuro di un Paese spaccato, tra libertà democratiche in bilico e crisi economica.Un paese molto importante per le imprese italiane.