La Settimana Politica

La Lega cerca il colpo anche alle Europee

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di Pasquale Napolitano

Se una rondine non fa primavera è anche vero che dal voto in Friuli Matteo Salvini intravede un cambio di stagione all’orizzonte per la Lega.

Il ruggito del Capitano, dopo una lunga fase di calo del consenso, rianima il Carroccio. Per immortalare il momento della rinascita, il vicepremier riunisce negli uffici della Camera della Lega, all’indomani del successo friuliano, i gruppi parlamentari. Cori da stadio e morale alle stelle. «È ripartito il treno del 2018», è il tono dei colloqui tra deputati e senatori che accolgono con una standing ovation il leader. Il riferimento è alla cavalcata leghista del 2018, passata in un anno dal 14 al 34%.

L’obiettivo della rimonta coincide nuovamente con il rinnovo del Parlamento europeo: maggio 2024 per riportare la Lega sopra il 20%. È questo l’obiettivo che si pone il Capitano nei prossimi 12 mesi. Per i traguardi però ci sarà tempo. Ora bisogna guardare al presente. E il presente è il post Friuli-Venezia Giulia. La Lega diventa primo partito con il 19,2%, superando i cugini di Fratelli d’Italia nell’eterna sfida a destra. Un dato da non dimenticare: il blocco di centrodestra si conferma con le percentuali delle Politiche. In Friuli si registra solo un travaso di voti da FdI (passa dal 31 al 18%) a Lega (che passa dal 10 al 19%). Nessuna fuga dunque di elettori verso la sinistra.

Il tema adesso è nel centrodestra. Più squisitamente nella Lega.

Salvini riprende la marcia e mette nel mirino FdI. Con la convinzione che stare al governo fa bene al Carroccio. A differenza degli alleati in calo. Ma soprattutto il voto in Friuli segna un’inversione rispetto alla tornata di Lombardia e Lazio in cui la Lega non aveva avuto nessun rimbalzo. Il risultato in Friuli blinda la leadership di Salvini che ora non teme più né Luca Zaia né Massimiliano Fedriga come competitor.

Il Capitano ha centrato tutti gli obiettivi: incassato 5 ministri, con deleghe importanti, vittorie di Lombardia e Friuli con i governatori del Carroccio. Sembra un copione già visto nel 2018. Nel centrodestra la virata di FI sulle posizioni meloniane viene vista ora con favore dall’entourage del Capitano. C’è la possibilità di aprire uno spazio enorme di distinguo rispetto agli alleati. Occupando, di conseguenza, tutta l’area di opposizione interna. Dal vertice con i suoi, Salvini getta acqua sul fuoco delle fibrillazioni nell’esecutivo: “Piena fiducia” nella premier e nei ministri che stanno affrontando il dossier a partire dai titolari di Interno, Affari esteri e Difesa.

«Il risultato – spiega il ministro delle Infrastrutture – è frutto del buon lavoro al governo a Roma e della presenza dei ministri e del partito sui territori». Ha poi esortato deputati e senatori al massimo impegno e determinazione nei prossimi appuntamenti elettorali, elencando tutti i principali Comuni che andranno al voto a maggio. Sul tavolo il dossier nomine: Salvini stringe sui vertici Eni. Vuole un cambio. Ma per ora il muro meloniano non cede. L’altro tema che emerge dal voto è tutto interno: Fedriga riconfermato, accompagnato dal successo della sua lista, lo mette al riparo da pulsioni congressiste. La leadership è blindata. Si va avanti fino all’Europee con il sogno 2019.