La giovanissima vincitrice di X Factor, originaria del Mali, è l’ennesimo esempio di una cultura senza frontiere che ormai appartiene alle giovani generazioni
Sono grata che i bambini afroitaliani possano vedere che tutto questo è possibile
sono le parole con le quali la diciassettenne Mimì Caruso ha commentato, commossa, sa sua vittoria dell’edizione 2024 di X Factor.
Mimì, infatti, è nata in Mali, poi adottata piccolissima da una coppia italiana. Il suo pensiero spontaneo, privo di rivendicazioni, ma pieno di apertura al mondo senza frontiere del quale è figlia, ha naturalmente scatenato qualche heater che sui social non ha perso tempo nel sottolineare che Mimì nel paese africano d’origine è praticamente solo nata.
Poco importa, perché questa ragazza appartiene ad un corso storico, creativo, di integrazione e affermazione del quale – prima o poi – anche le menti più retrive dovranno farsi una ragione.
In questa stessa edizione del talent musicale, per un soffio non è arrivato alle battute conclusive Ibrahim Guiblawi in arte Ibra, tunisino trapiantato in Puglia che ha entusiasmato il pubblico più giovane con il suo rap intriso di sonorità afro.
Del resto, già nel 2016 vinsero i Soul Sund System, quintetto di ragazzi residenti tra Verona e Brescia, di cui quattro di origine africana, figli di immigrati.
Ormai una star della musica è Ghali, che nelle sue canzoni più famose non manca di lasciare spazio, non solo alle sonorità della sua Tunisia, ma anche alla lingua del Pese d’origine.
Il primo a farlo, rompendo gli schemi e travolgendo critica e pubblico era stato Mahmood, portando a Sanremo nel 2019 quella “Soldi” che parlava del rapporto con il padre egiziano, Anche in quel caso una delle strofe più toccanti era stata cantata in arabo. Non un vezzo, non un’astuzia di marketing, ma l’affermazione di una identità multiculturale, portata da Mahmood fino dentro la tradizione italiana, con la sua partecipazione alla Notte della Taranta, reinterpretando una canzone tradizionale araba. A complimentarsi con lui, quella volta, il giovane scrittore italo- siriano Ahady Hamady: perchè l’arte, qualunque essa sia, nella nuove generazioni ha superato qualsiasi pregiudizio.
Ma Mimì Caruso ha prima e attorno a sé anche la forza della presenza femminile che proviene dalle generazioni della diaspora. Epoque, all’anagrafe Janine Tshela Nzua, da Torino ha continuato ad affermare le sue origini congolesi, fondendo le identità e le culture in una word music che è stata perfino assunta dall’ONU come contenuto di una campagna per la sostenibilità e l’uguaglianza di genere. Come lei anche KAZE nata a Nairobi in Kenya da madre africana del Burundi e da padre napoletano, protagonista a Sanremo Giovani e nel 2023 portavoce speciale per l’Italia all’Eurovision Song Contest.
Tutti sono il volto di un paese che cambia, inclusivo e capace di far suo il talento, ovunque abbia le sue radici.