Nel Mondo delle Pmi

Affitti brevi per il mobile working

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A cura di Barbara Millucci

«Oltre al WiFi, chi sceglie di prenotare una casa su Airbnb necessita sempre più della presenza di spazi di lavoro dedicati». Così Giacomo Trovato, ad di Airbnb, portale online statunitense che mette in contatto persone in cerca di un alloggio o di una camera per brevi periodi, con privati che dispongono di spazi da affittare.

«L’Italia storicamente non si è mai dotata di un visto per i nomadi digitali provenienti da paesi extra-Ue. Ora per fortuna questa possibilità è in dirittura d’arrivo con i decreti attuativi del governo». Come sempre però accade l’economia arriva prima della politica.

«Noi stiamo già collaborando con tante regioni italiane per iniziare fin da ora a creare dei centri di attrazione dei nomadi digitali». Cosi da calmierare un po’ l’impennata dei prezzi delle case. Il primo “patto” per attrarre nomadi digitali, Airbnb lo ha firmato con il Friuli Venezia Giulia come destinazione per quei nomadi digitali che vogliano trasferirsi e lavorare in smart working per lunghi periodi.

La Regione ha introdotto una serie di agevolazioni per facilitare questo tipo di soggiorni da parte di italiani e stranieri. Ad oggi, oltre 20 Paesi nel mondo (dal Portogallo alla Norvegia, Georgia, Malta) offrono visti specializzati che consentono agli stranieri di vivere e lavorare a distanza e in tutto sono 35 milioni i remote worker che girano il mondo per vivere esperienze e portare il lavoro ovunque. L’Italia è uno dei principali mercati di Airbnb nel mondo per numero di annunci, dietro a Usa e Francia. La parola spetta ora alla politica.