Sostenibilità

Amorim Cork: la rivincita del tappo

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di Stefano Tesi

Nel lontano 2005, il famoso critico Robert Parker fece una sinistra profezia:

A causa dell’avvento dei tappi da vino in plastica, nel 2015 quelli di sughero saranno spariti dal mercato – sentenziò.

Si sbagliava: tuttora, nel mondo, i due terzi del totale delle chiusure e il 99% di quelle per spumanti sono in sughero.

Ma erano parole che all’epoca riflettevano una vasta convinzione fattasi strada nell’opinione pubblica mondiale fin da quando, nel 2000, la Supreme Cork di Seattle aveva lanciato su scala planetaria il tappo sintetico. Una novità che inevitabilmente fece molto rumore dell’ambiente e ruppe equilibri industriali ultradecennali.

Per l’industria del sughero fu uno shock: per la prima volta era stato messo in discussione ciò che veniva ritenuto il quasi monopolio di una materia prima coltivata ovunque nel mondo, ma principalmente in Portogallo, Spagna e Italia (nel nostro Paese ci sono oggi circa 65mila ettari di sugherete in produzione).

Ne nacque l’esigenza, per tutti i produttori di tappi tradizionali, di pensare non solo nuove strategie capaci di veicolare un messaggio forte per contrastare la concorrenza, ma pure in linea anche con le mutate sensibilità dei clienti e consumatori in materia di tutela dell’ambiente. Il motto nacque spontaneo: la plastica è sintetica, il sughero è naturale e, quindi, sostenibile. Uno slogan che andava però supportato con fatti e argomenti concreti.

Per noi fu una sorta di anno zero – spiega oggi Carlos Santos, amministratore delegato di Amorim Cork Italia, che ha sede a Conegliano.

Con 70 dipendenti e un fatturato di 70,5 milioni di euro, è leader del mercato nazionale con oltre 665 milioni di tappi venduti nel 2021 (+14,6% in volume). È la punta di diamante dell’omonima multinazionale portoghese da un miliardo di euro di fatturato guidata da Antonio Amorim.

«Fu chiaro da subito, infatti, che anche nella nostra penisola, dove pure la tradizione del vino e la liturgia della stappatura erano fortissime, c’era una grande ignoranza sull’argomento. La gente, stampa compresa, sapeva poco o nulla di ciò che stava a monte di un tappo di sughero – continua Santos – e del contributo diretto e indiretto che la produzione di questo materiale può dare all’ecosistema in termini di mantenimento delle foreste, di contenimento delle emissioni di CO2, di difesa del paesaggio. Per questo decidemmo di seguire una doppia strategia: avviare un’attività di capillare informazione presso i media e sviluppare la ricerca per il miglioramento della qualità del prodotto».

Oggi la filiale italiana genera, da sola, il 50% della comunicazione mirata dell’intera holding e contribuisce in misura decisiva ai processi di innovazione industriale della casa madre.

Il nostro comparto di ricerca e sviluppo offre un contributo costante e spesso decisivo al miglioramento tecnologico della produzione – spiega il direttore tecnico Stefano Zaninotto.

«Considerato ad esempio che l’Italia produce oltre l’80% del totale mondiale di vino frizzante, Amorim Cork Italia ha sviluppato una gamma di tappi ad hoc per questo tipo di vini, caratterizzati da una sovrapressione tra 1,5 e 2,5 bar, definendo tanto le dimensioni più adatte alla chiusura delle varie categorie di “bollicine” quanto la migliore composizione possibile: da quelle con un disco di sughero per parte a quelle con due dischi di sughero dalla medesima parte, più adatti a bottiglie con la classica legatura a spago, fino ai nuovi tappi calibrati in microagglomerato».

Tra le più recenti applicazioni, il ricorso agli sbalzi termici e al vapore secco e umido per la stabilizzazione del tappo finito e l’eliminazione dei residui di lavaggio superficiale.

Circolarità, etica e design, le nuove frontiere del riuso

«In Italia si producono annualmente circa 800 milioni di tappi usati, destinati quindi alla discarica. Un sughero prezioso, del tutto ecologico – sottolinea Carlos Santos – che invece di andare perduto può trovare reimpieghi a volte anche impensabili, come nell’aeronautica e nell’arredamento. Bruciando la polvere di sughero è inoltre possibile creare energia e riscaldare degli edifici. Per questo uno dei nostri principali obbiettivi è diventato lo sviluppo di un’economia circolare del sughero».

È nato a questo scopo il progetto Etico, ideato dalla stessa Amorim Cork Italia per recuperare i tappi usati attraverso 35 onlus finanziate ad hoc e organizzato in seimila punti di raccolta.

Noi ricompriamo da loro tutto questo materiale, remunerando il loro lavoro, e lo affidiamo alle ditte che lo trasformano in granulato destinato alla bioedilizia – spiega.

Ma non basta: la nuova frontiera di Etico ora è Suber, il sottoprogetto che vede la granina da sughero usato trasformata in materia prima per oggetti di alto design progettati dagli architetti Manuel Cason, Jari Franceschetti e Marta Tosoni: tavolini, sedute, suppellettili, sistemi d’illuminazione, portaombrelli e appendiabiti.