Sostenibilità

Dal salotto buono di Torino vernici ecologiche per interni

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di Marco Panzanella

Nel cuore di Torino, a due passi dai giardini Cavour e dalla Mole antonelliana, un’ex officina meccanica è stata trasformata in un’alcova di colori dove ogni cosa – dalle sedie alle lampade, dai tavolini alle librerie – è ricercata. Le tinte desaturate e quasi oniriche delle pareti cambiano tonalità quando incontrano i soffitti a volta, catturando l’attenzione dei visitatori. È come entrare in certe case delle fiabe, dove la materia ha la consistenza e il sapore di marzapane, cannella e cioccolato. Questo luogo, che dall’esterno può sembrare una bottega come tante altre, è la sede di “Paint Up, Tinte da salotto”, un marchio ideato da Isabella Giunto, nata in Puglia e piemontese d’adozione.

Nel gennaio del 2020 Isabella ha deciso di lanciare la sua personalissima linea di tinte da pareti – lavabili e a grassello di calce – nell’ex officina ribattezzata qualche anno prima “Il Salotto Buono”, dove organizza eventi d’ogni tipo. «Nella ristrutturazione ho cercato di mantenere i particolari originali come il pavimento e le vetrate esterne – racconta -. Il Salotto Buono ha ospitato proiezioni, reading, feste private. Poi, durante un open house, qualcuno mi ha chiesto informazioni sui colori delle pareti, li avrebbe voluti a casa propria. È stato allora che ho deciso di lanciare Paint Up e trasformare il Salotto Buono nello showroom del marchio». Un progetto ambizioso che ha necessitato di investimenti in termini di tempo e denaro.

Ero convinta di quello che stavo facendo, a sessant’anni si può ricominciare daccapo, basta credere nell’idea.

Un mese dopo l’inaugurazione, come una scure, il Covid si è abbattuto sul mondo del commercio e anche il neonato showroom è stato costretto a chiudere. Isabella non si è persa d’animo, non lo ha mai fatto in una vita di salite, discese, tornanti e salti e neppure la pandemia ne ha scalfito lo spirito intraprendente. Così, durante il lockdown si è rimboccata le maniche e ha promosso il marchio inviando la sua palette colori a influencer ma, soprattutto, ai suoi conoscenti. «Ho un sito internet e una pagina Instagram, ma non abuso dei social. Preferisco il contatto diretto, credo molto nelle potenzialità del passaparola e della rete. In un’epoca in cui tutto è digitale, vedersi di persona è quasi diventato un approccio alternativo che penso funzioni ancora». Con il virus in circolazione e gli incontri “dal vivo” vietati, Isabella ha seminato. Poi, con la riapertura, ha cominciato a raccogliere i frutti del suo lavoro.

«Tante persone costrette in casa hanno studiato le tinte e quando è stato possibile in molti hanno scelto i miei colori. Oggi ricevo centinaia di messaggi, dall’Italia ma anche dall’estero. È vero, ci sono infinite vernici in giro, ma nessun colore sarà come quello della mia palette, è la materia prima che fa la differenza».

In fin dei conti l’artigianato è questo, unicità.

Per realizzare le tinte Isabella ha contattato un’azienda del territorio, che seguendo le sue indicazioni ha prodotto decine di colori: rosa polvere, melograno, tabacco, riso rosso, fieno, solo per citarne alcuni. Il successo è stato travolgente, tant’è che è stato aperto un secondo negozio a Milano. «Oggi per essere vincenti serve puntare sulla qualità e stare al passo con i tempi. La bioedilizia è il nuovo paradigma, vivere in una casa sana sarà sempre di più una priorità. La calce, nostro prodotto di punta, è traspirante, antimuffa, coibenta e quindi fa anche risparmiare sulla bolletta del riscaldamento. Tutto questo a fronte di un costo concorrenziale, è un prodotto che dura molto e possono permettersi tutti».

Isabella offre ai suoi clienti anche consulenze a pagamento, in cui sfoggia le innate doti da arredatrice di interni. Il suo è un talento limpido, osservare con che facilità accosta i colori, posiziona una lampada, avvicina una sedia al muro è uno spettacolo.

Non so cosa accadrà nei prossimi anni, forse un giorno venderò il marchio e mi ritirerò da qualche parte. Adesso però la mia vita è questa, passione allo stato puro.

Un business sbocciato quasi per caso

Isabella Giunto, classe ’59, arriva a Torino all’età di cinque anni insieme al papà – collaudatore alla Fiat – e ai due fratelli più piccoli. Un anno prima sua mamma, che in Puglia aveva un negozio di biancheria per la casa, era prematuramente scomparsa. Si diploma in ragioneria e comincia a lavorare come baby sitter nelle famiglie della Torino bene. Vitto, alloggio e paga: l’emancipazione è il motore che l’ha sempre spinta a mettersi in gioco.

Fa la receptionist in un hotel a Bardonecchia e per anni la sua casa è una camera d’albergo. Seguiranno l’esperienza in un’agenzia di viaggi e un lavoro da informatrice medica, che dura dieci anni.

Il mio capo aveva una galleria d’arte, è stato allora che mi sono appassionata a quel mondo.

In particolar modo alle ceramiche, che presto comincia a realizzare concentrandosi soprattutto sui pigmenti e sulle texture. Dopo una doppia maternità e un periodo sabbatico, Isabella si specializza nell’organizzazione degli eventi, prima per conto di una società milanese e quindi in proprio, affittando e restaurando un’ex officina in centro città a Torino, che oggi è l’atelier di Paint Up.