Tratto dall'edizione numero 25 del 24/02/2023

Risparmio a caccia di certezze

di Redazione Il Settimanale

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Un convegno di Wall Street Italia ha evidenziato la necessità di superare le diffidenze verso gli investimenti sui mercati, visti spesso come troppo rischiosi.

di Massimiliano Volpe

Far superare timori e diffidenze verso gli investimenti, che contribuiscono a frenare la crescita del Paese. È uno dei ruoli chiave del consulente finanziario, figura che accompagna i risparmiatori nelle loro scelte di investimento.

Se ne è discusso a Milano in occasione del convegno “Il valore della consulenza per famiglie, imprese e Paese”, organizzato da Wall Street Italia a Piazza Affari lo scorso 16 febbraio. Un evento realizzato grazie alla collaborazione con BlackRock, Invesco, Pimco e Schroders.

Investire di più di più e meglio

Gli italiani sono dei grandi risparmiatori ma dei pessimi investitori. Lo dimostrano i 1.700 miliardi di euro parcheggiati senza rendimento sui conti correnti dai nostri concittadini. A questo proposito, Nicola Ronchetti, fondatore della società di ricerche Finer, ha ricordato che «chi fa da sé, in questa industria, non fa per tre: solo il 19% degli italiani che ha gestito i risparmi in modo autonomo, ossia senza avvalersi di un professionista, dichiara di aver guadagnato».

Ben diversa invece è la soddisfazione tra chi ha un consulente finanziario dedicato (salita al 75% nel 2022) e chi non ce l’ha (49%) come nel caso degli altri intermediari. «Una differenza che si è ampliata enormemente nel corso degli anni. Nel 2001 era meno significativa: 37% dei seguiti da un consulente dedicato contro 29% dei seguiti da un gestore non dedicato. Questi sono i numeri del valore della consulenza», ha chiosato Ronchetti.

Il ruolo dell’educazione finanziaria

Secondo gli esperti che si sono alternati sul palco di Palazzo Mezzanotte, l’educazione finanziaria è fondamentale per riattivare questo patrimonio nazionale, capace di portare i risparmiatori italiani a fare un salto culturale che li aiuti a superare timori e diffidenze verso possibili investimenti sui mercati finanziari, visti spesso erroneamente come «troppo rischiosi» piuttosto che moltiplicatori di risorse. In questo processo la tecnologia aiuta ad avvicinarsi al cliente, ma resta centrale il ruolo del consulente finanziario, figura competente in grado di consigliare al meglio su ciò che i cittadini hanno di più importante, oltre alla salute: i propri risparmi.

Inoltre, è importante una migliore comunicazione da parte di banche e compagnie assicurative, che spendono ancora poco in comunicazione. Secondo Luigi Conte, presidente di Anasf, «le istituzioni dovrebbero definire obiettivi, tempistiche e strumenti per promuovere una maggiore cooperazione nell’ambito dell’educazione finanziaria».

Chi paga il consulente

Nel corso dell’evento si è parlato anche dei modelli di remunerazione dei consulenti finanziari che l’Unione europea vorrebbe modificare. In Italia attualmente prevale quello basato sulle retrocessioni da parte delle società di gestione ma per garantire maggiore trasparenza ai risparmiatori Bruxelles vorrebbe che fosse esplicitato dal consulente attraverso il pagamento di una parcella come già avviene per altri professionisti come medici o avvocati.

Le principali associazioni di categoria del settore finanziario e i vertici delle reti di consulenti finanziari sono per mantenere lo status quo. Giovanni Sabatini, direttore generale dell’Abi, ha ricordato che l’Associazione ha commissionato uno studio a KPMG dal quale è emerso che il livello dei costi dei due modelli è fondamentalmente analogo, ma il modello basato sulle retrocessioni garantisce un livello di informazione al cliente retail maggiore non rilevato invece nel modello a parcella. Secondo Marco Tofanelli, segretario generale di Assoreti, «nessuno chiede di vietare la consulenza a parcella, ma sarebbe un grave errore costringere chi non ha le possibilità economiche a rinunciare a una consulenza professionale e specializzata».